The Global South have always had problems with health system. Seventy percent of HIV world infections are reported to be in Africa; significant is also the percentage of the African inhabitants resulted positive to the virus (25% of HIV+). This paper, wrote in November 2015 by me for the scientific journal Geopolitica, but never published, shows how southern countries could build a parallel drugs market, reducing significantly the percentage of new tropical disease infections. It is reported as an example the cooperation between India and Uganda and their respective pharmaceutical company Qcil and Cipla for the production of ARVs tablets.  It is described how that was made possible by the Doha Declaration and the lawsuit between Indian Government and Novartis against the evergreening strategy. At the conclusions of this study, it is illustrated how a big company like Cipla could strongly grow the profit by the sale of general essential drugs without affect the intellectual property rights of these drugs, saving, at the same time, the right of medical coverage.
Drugs parallel market

freestocks.org Olsztyn, Poland

Può il Sud del Mondo avere un mercato dei farmaci di buon livello,che tuteli la proprietà intellettuale e la salute? Condividi il Tweet

L’ex cancelliere tedesco, Willy Brandt, nel suo “Nord-Sud”, rapporto sullo sviluppo economico globale per la Commissione Indipendente delle Nazioni Unite da lui presieduta, sintetizza per la prima volta una visione geopolitica in due parti distinte dal livello di povertà: nord ricco e industrialmente avanzato; sud povero, con risorse limitate o inesistenti. Una distinzione, questa, ben percepibile soprattutto nel settore sanitario: il Nord del mondo, infatti, vive di ottima salute, riesce ad affrontare le emergenze sanitarie tempestivamente e ha da tempo messo in moto meccanismi di monitoraggio e protezione della diffusione delle infezioni così dette tropicali (malaria, tubercolosi, ebola, HIV, malattia del sonno, ecc..); al contrario, nel Sud del mondo, l’incidenza di queste malattie – chiamate tropicali proprio per la maggiore diffusione in queste regioni – è estremamente elevata e mancano tutti quei meccanismi di monitoraggio e prevenzione che ne possono prevenire la diffusione.

In alcune nazioni africane solo il virus dell’HIV è stato contratto da almeno il 25% della popolazione (ad es. Tanzania 28%, Sud Africa 25%, Namibia 25%, Repubblica del Congo 34%, Ruanda 38%, ecc..), con addirittura una punta del 57% di HIV+ nella popolazione del Cabon.[1] In totale, 25,3 milioni di africani sono infetti dal virus e costituiscono il 70% dei sieropositivi del pianeta[2]

Per comprendere la gravità della situazione, è giusto fare un paragone con un Paese avanzato: in Italia, ad esempio, i sieropositivi in una popolazione di età compresa tra i 15 e i 49 anni sono lo “solo” lo 0,3%[3]. o[4].

è evidente, dunque, che vi sia un’interazione positiva tra fattori economici-sociali e diffusione di alcune , a dimostrazione del fatto che i problemi sanitari del Sud del mondo sono causati da fattori eterogenei: spesso manca la volontà politica per incrementare progetti di bonifica e di prevenzione; in altri casi, invece, sono le guerre, le carestie, la corruzione, la mancanza di strutture adeguate, ecc.., ad essere d’ostacolo all’approvvigionamento dei farmaci; forse, però, quello che limita maggiormente un’adeguata azione contro la diffusione di queste malattie è il costo delle cure – legato perlopiù a dinamiche di mercato – e l’“infinito”, in termini temporali, diritto di copyright sui principi attivi di molti farmaci fondamentali.

Questioni di Copyright

La questione dell’eterno diritto intellettuale sulla produzione di un farmaco appena citato, può essere compreso meglio con l’utilizzo del termine evergreening, cioè quella pratica che permette alle case farmaceutiche, tramite una modifica leggera della formulazione di un farmaco (stesso medicinale, ma con un rilascio più lento del principio attivo o combinazioni di più principi attivi), di rinnovare un brevetto bypassando la scadenza e mantenendo intatto il diritto di commercio su questo medicinale. Questa categoria di farmaci “rimodulati”, sono riconosciuti come farmaci follow-on e, secondo alcuni recenti studi[5], contribuiscono in maniera decisiva all’aumento della spesa sulla Sanità.

Un recente caso di cronaca, il ricorso da parte della Novartis© alla Corte Suprema indiana[6] contro una norma che nega la pratica dell’evergreening,[7] ha tenuto sulle spine molti paesi del Sud del mondo e molte organizzazioni internazionali, – una su tutte Medici Senza Frontiere (MSF) – che vedono l’India come la “farmacia del terzo mondo”, cioè uno dei pochi paesi dove poter fare approvvigionamento di molti farmaci generici a prezzi contenuti ed accessibili per far fronte in maniera più efficiente alla forte richiesta che vi è in emergenza.

capire l’importanza dell’India in questo mercato, basti pensare alla vendita degli antiretrovirali (ARVs) generici nel mondo: nel 2008, per esempio, quindi pochi anni dopo l’introduzione della norma che vieta l’evergreening (2005), novantasei paesi su 100 si sono riforniti dall’India, facendo ottenere a questo paese il record come maggior venditore di generici ARVs con una che supera l’80% del mercato mondiale[8]. Lo stesso vale, per esempio, per MSF: anche in questo caso, l’80% degli ARVs usati da questa organizzazione viene prodotto in India[9]

La vittoria da parte di Novartis© sarebbe stata, oltre che simbolicamente importante, di fatto una vittoria da parte di tutte quelle compagnie farmaceutiche che usano questa pratica esclusivamente per mantenere il diritto su un prodotto in eterno. Dopotutto, nel 2013, la Corte Suprema indiana, con una sentenza storica, ha dato torto alla Novartis©, creando un precedente giuridico sulla tematica dell’evergreening e rendendo l’India ancora di più un paese appetibile per l’approvvigionamento dei farmaci per il Terzo Mondo.

Pur restando, comunque, un paese sotto sorveglianza da parte degli Stati Uniti per la tutela della proprietà intellettuale[10] e pur essendo oggetto di continue pressioni da parte della così detta “BigPharma”, cioè da parte della lobby delle grandi industrie farmaceutiche, l’India resta oggi uno dei paesi che incide di più sulla concorrenza della produzione di farmici a livello mondiale: da sola, infatti, produce almeno il 20% dei farmaci del mercato mondiale e vi è un’aspettativa di crescita che porterà tutta l’industria farmaceutica indiana a valere 20 miliardi di dollari nel 2020.[11]

Una delle conseguenze, inoltre, della sentenza del 2013, è l’emulazione da parte di altri stati del Sud del Mondo della legge contro l’evergreening: il primo stato a promulgare una legge simile a quella indiana è stato il Sud Africa nel 2014.

Sfortunatamente, il caso non è chiuso: le pressioni da parte del BigPharma rendono la situazione sudafricana[12] ancora fortemente instabile. Inoltre, recenti affermazioni del Primo ministro indiano Narendra Modi, non fanno sperare a un futuro migliore anche in India.[13]

Da tenere in considerazione, inoltre, è il fatto che la tutela della proprietà intellettuale limita di per sé, senza considerare la pratica dell’evergreening dunque, l’accesso alle adeguate cure in tutti quei paese dove vi sono sostanziali problemi economici e, quindi, dove l’acquisto di un farmaco “di marca” è praticamente impossibile fino alla scadenza del brevetto.

Per andare incontro a questa situazione drammatica, riconoscendo anche l’accesso ai farmaci come diritto umano, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), nel novembre del 2001, durante la 4° Conferenza dei Ministri avvenuta nella città di Doha in Qtar, ha approvato la “Dichiarazione sull’Accordo TRIPS e la salute pubblica” (Dichiarazione di Doha)[14][15].

Questa dichiarazione ha sancito per la prima volta la priorità della salute pubblica sugli interessi commerciali nell’ambito del TRIPS, proponendo soluzioni flessibili sulla produzione dei farmaci vitali, coperti però da copyright, nei Paesi poveri, limitando comunque, a tutela della proprietà intellettuale, l’esportazione in paesi terzi. Quest’ultimo punto, però, è stato largamente superato negli anni avvenire.[16]

Senza alcun dubbio, questo processo di riforma del TRIPS non può che aver funzionato da stimolo per molti paesi del Sud del mondo, non solo come incentivo alla produzione autonoma dei farmaci, che di per se aiuta anche l’economia a crescere, ma anche a sviluppare una coscienza di Diritto alla Salute, formalizzato ufficialmente negli ordinamenti giuridici degli Stati Membri OMC al momento della ratifica.[17]

Cipla Ltd, tipicamente indiana, ma con uno sguardo al mercato internazionale

Nel contesto appena descritto, la Cipla Ltd (Cipla), il 3° gruppo farmaceutico indiano, si muove in linea con i principi che storicamente possono essere attribuiti ad un paese che fa da farmacia al terzo mondo.

La società, fondata dal dottor K.A. Hamied nel 1935, ha attualmente 34 strutture produttrici di Active Pharmaceutical Ingredients (API) e 20.000 dipendenti in tutto il mondo. Da subito, con lo slogan che li caratterizza “None shall be denied”, le intenzioni della Compagnia sono state quelle di rendere l’India self-sufficient nelle cure sanitarie e, nei successivi 80 anni, le numerose politiche a favore delle persone più disagiate hanno reso probabilmente la Cipla un partner affidabile anche all’estero, in quanto produttrice e distributrice di farmaci generici di alta qualità, ma con prezzi contenuti anche nel mercato internazionale.

Quello in cui crede la compagnia made in Bombay è che l’accesso alle cure sia alla base dei diritti umani e su questa filosofia di pensiero ci ha creato un modello di business, il Cipla Global Access (C-GA), nel quale l’obiettivo finale è quello di dare un’offerta competitiva in 4 aree: HIV/AIDS, malaria, forme gravi di tubercolosi e fertilità/riproduzione.

Questa politica dei “prezzi bassi” ha dato occasione a Cipla di erigere un business con un fatturato superiore ad 1,5 miliardi di dollari[18], che l’ha resa una delle più grandi compagnie farmaceutiche generiche al mondo, affermando la presenza del brand in 177 paesi.

I maggiori mercati nei quali Cipla è presente sono USA, Europa, Sud Africa e Australia, dove è leader dei farmaci generici nei settori della pneumologia, urologia e lotta all’HIV.

Le statistiche affermano, infatti, come il 40% dei malati di HIV al mondo usa terapie antiretrovirali con farmaci della compagnia indiana[19].  Uno dei farmaci più venduti, il Triomune, è un antiretrovirale (ARV) rivoluzionario che sintetizza tre differenti componenti utili per la lotta all’HIV. Questo tipo di farmaco, sviluppato nella prima versione per la prima volta al mondo nel 2001, a differenza dell’acquisto separato dei singoli medicinali delle compagnie concorrenti (nello specifico si parla del Lamiduvine della Glaxo, lo Stavudine della Bristol-Myers Squibb e la Nevirapina della Boehringer Ingelheim), fa risparmiare più dell’80% delle spese, facendo scendere il costo di una cura contro l’HIV a circa 40$ al mese (a differenza dei 250$ di costo per una dose mensile dei prodotti citati in precedenza).[20] Attualmente gli antiretrovirali della Compagnia, differenziati in numerose tipologie[21], sono supportati da più di 115 Stati, da numerosi Ministeri della Salute e da molte agenzie ONU quali UNICEF e UNITAID e da molte ONG come la Clinton Foundation, MSF, IDA e PAHO.

Negli USA la casa farmaceutica indiana è presente dal 1985 ed attualmente ha 20 partner per la distribuzione dei propri prodotti nel paese. Inoltre, le succursali Cipla’s UK arm e Cipla UE sono in fase definitiva della trattiva di acquisto delle americane InvaGen Pharmaceuticals Inc. e Exelan Pharmaceuticals Inc.

In Europa, ha più di 50 partner per la distribuzione di 25 farmaci International Nonproprietary Names (INNs)[22] e, a dimostrazione che Clipla Ltd vuole estendere ancora di più il suo mercato internazionale, a fine 2014 ha stretto una importantissima collaborazione con la compagnia del Regno Unito S&D Pharma, una delle più grandi distributrici di farmaci del Centro-Europa, per la vendita di tutto il portfolio dei farmaci, in particolare dei generici per la cura delle malattie respiratorie, in Repubblica Ceca e in Slovacchia.[23]

Caso molto rilevante, inoltre, è il fato che, nel 2013, la Compagnia ha acquistato il 100% delle quote della Cipla Medpro South Africa Ltd (Cipla Medpro), la propria partner di distribuzione per il Sud Africa, nonché una delle prime 10 case farmaceutiche del paese, con un fatturato di 100 milioni di dollari[24]. L’affare, è costato all’incirca 500 milioni di dollari americani (21,07 miliardi di Rupia indiana)[25][26] e ha dimostrato come vi è una intenzione di rafforzare le proprie radici anche nel continente africano. A conferma di tale tesi, vi sono le affermazioni del CEO di Cipla, Subhanu Saxena, il quale, a trattativa conclusa, ha dichiarato che il mercato africano può valere dai 30 ai 40 miliardi di dollari in 7 anni[27], aggiungendo, inoltre, che attualmente il 18% dei ricavi della compagnia arrivano dalla vendita in Africa e che, grazie all’acquisto della Cipla Medpro, la quota può salire fino al 25%.

L’affare, dunque, ha come scopo quello di riuscire a mantenere la leadership della vendita degli antiretrovirali (settore nel quale la compagnia ha già costruito un business dal valore di 1,5 miliardi di dollari[28]) proprio in quel continente dove il virus dell’HIV è più diffuso e proprio in quei paesi dove è negato maggiormente l’accesso ai farmaci non generici in quanto troppo costosi.

Il mercato del farmaco ugandese diventa appetibile

Negli ultimi anni, per merito della Dichiarazione di Doha, paesi quali Egitto, Nigeria e Sud Africa, sono riusciti autonomamente a sviluppare le proprie strutture di produzione di farmaci generici per la lotta all’HIV. Essi, non solo hanno coperto il fabbisogno nel proprio territorio, ma esportano con successo i propri prodotti anche in tutto il resto del continente.[29]

Lo stesso discorso vale per l’Uganda, un paese che negli ultimi anni ha eccelso nella lotta all’HIV, portando la percentuale di sieropositivi dal 30% degli anni ‘90 al 6.44% del 2008. Ad influire su buona parte di questo risultato sono state le politiche di sensibilizzazione messe in atto tra gli anni ‘90 e i primi anni 2000.

In questo contesto, dove le Istituzioni sono propense a concentrare le proprie risorse alla lotta alle malattie tropicali, il mercato dei farmaci generici ha trovato da tempo terreno fertile per il proprio sviluppo. Dopotutto, però, è con la ratifica della modifica del TRIPS nel paese, valida dal gennaio del 2008, che l’industria farmaceutica ugandese ha rilevato un grosso boom: dal rifornirsi maggiormente dalle compagnie indiane e cinesi, infatti, l’Uganda ha cominciato a produrre da se e ad esportare in altri paesi africani antiretrovirali e farmaci contro la malaria, togliendo di fatto grosse fette di mercato all’India e alle sue industrie.

Sicuramente in India la questione della possibilità di autoprodurre i farmaci essenziali non è passata inosservata tant’è che le compagnie indiane stanno provvedendo a mettersi al riparo mettendo in atto grossi acquisti in tutto il continente: un esempio già citato è l’affare con Cipla Medpro South Africa Ltd; situazione analoga è avvenuta in Uganda con l’acquisto da parte di Cipla della Quality Chemical Industries Ltd (QCIL), unica compagnia africana a produrre gli antiretrovirali con la tripla combinazione.

L’obiettivo ugandese di essere indipendente sulla produzione di farmaci vitali è stato largamente superato. Secondo le affermazioni del fondatore della QCIL[37], Emmanuel Katongole, la CiplaQcil è capace oggi di fornire anche i mercati di Uganda, Kenya, Tanzania, Ruanda, Burundi, Sud Sudan e buona parte dell’Africa orientale.

 Conclusioni

I rapporti tra Cipla Ltd e il Governo ugandese sono certamente un buon esempio di cooperazione tra paesi in via di sviluppo. Quello che sta accadendo nel mercato dei farmaci generici nel sud del mondo, infatti, è una conferma alla teoria sostenitrice del fatto che, se gli viene data occasione, anche i paesi in via di sviluppo riescono a creare un mercato competitivo e produttivo, senza compromettere la qualità di produzione e del risultato finale.

Alla base di questa teoria c’è il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo; in questo caso, si parla di diritto all’accesso alle cure adeguate. D’altro canto, a farne i conti è il principio della tutela della proprietà intellettuale, ma l’assenza di un potenziale mercato di farmaci ad alto costo in questi paesi, riduce al minimo la perdita di profitto delle case farmaceutiche che posseggono i brevetti.

Insomma, quello che sta avvenendo a livello internazionale è l’inizio di un processo di suddivisione in due mercati paralleli della produzione e distribuzione dei farmaci, con la pretesa di elevare la qualità della salute in tutto il mondo.

Questi due mercati funzionano allo stesso modo, seguono gli stessi principi della massificazione del profitto e, in teoria, nel rispetto delle regole del TRIPS, non dovrebbero essere influenti l’un l’altro in quanto la possibilità di produrre, vendere e acquistare i prodotti generici non originali è limitata ai paesi con basso reddito.

È ancora presto per trarre conclusioni certe sul risultato di questo processo, ma non vi è dubbio che, per garantire uno standard di vita elevata, questa è una strada possibile – se non la migliore che al momento conosciamo – da seguire anche in altri ambiti, e non solo in quello farmaceutico. I rischi, ovviamente ci sono, ma saranno percepiti solo nel momento in cui un paese in via di sviluppo avrà raggiunto la capacità economica di quelli economicamente avanzati; in tal caso, la produzione di farmaci generici già registrati potrebbe essere percepita come una violazione del copyright in un mercato ormai appetibile anche ai proprietari di brevetti.

Certamente, se la priorità, come sancito nella Dichiarazione di Doha, è quella di tutelare la salute delle persone, al momento siamo ad un buon punto di partenza e i risultati stanno già emergendo. Il tempo darà modo al mondo di capire se la suddivisione in due mercati paralleli avrà avuto qualche ostacolo che al momento non è rilevabile e se, effettivamente, si riuscirà a elevare allo stesso livello l’accesso ai farmaci in tutto il mondo.

[1] Dati aggiornati al 2013, pubblicati l’11 Ottobre 2014. http://www.africanhealthstats.org/

[2] Corriere della sera, 4 Aprile 2013, I farmaci inaccessibili http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/04_Aprile/13/Pezzocorsera1.shtml

[3] HIV and AIDS estimates, 2013 – UNDAIS

[4] Dati aggregati tra HIV+ italiani di origine africana e sudamericana (paesi asiatici esclusi perché presente solo un dato aggregato di tutto il continente e non suddiviso tra paesi del Nord e del Sud).
Volume 27 – Numero 9 Supplemento 1 – 2014. “Supplemento del Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità”
Dati Istituto Superiore della Sanità, pubblicati sul sito del Centro Operativo AIDS: http://www.iss.it/ccoa/?lang=1&id=54&tipo=3

[5] Plos Medicine: Vernaz Nathalie [et al.], “Patented Drug Extension Strategies on Healthcare Spending: A Cost-Evaluation Analysis”, http://dx.doi.org/10.1371/journal.pmed.1001460

[6] Il ricorso da parte di Novartis è avvenuto nel 2005, dopo aver modificato una molecola del farmaco anti-tumore Glivec, rendendola più stabile. La legge impediva anche in questo caso il rinnovo del brevetto.

[7] Nel gennaio del 2005 l’India ha ratificato le norme dell’Organizzazione Internazionale del Commercio sulla tutela della proprietà intellettuale sui farmaci, inserendo però alcune eccezioni. Tra queste, la “clausola 3 (d)”, con l’obiettivo di salvaguardare il sistema della sanità pubblica, prevede che solo i farmaci realmente nuovi e innovativi siano protetti da brevetto.

[8] WHO: “A lifeline to treatment: the role of Indian generic manufacturers in supplying antiretroviral medicines to developing countries”, http://apps.who.int/medicinedocs/documents/s19162en/s19162en.pdf

[9] MSF: “Giù le mani dalle nostre medicine”, http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/gi%C3%B9-le-mani-dalle-nostre-medicine

[10] Gli Stati Uniti sia nel 2013 che nel 2014 hanno inserito l’India nella “International IP Index issued by the Global Intellectual Property Center” (GIPC) della Camera di Commercio statunitense, una lista di 25 paesi dove la proprietà intellettuale è a rischio.

[11] “Global pharma looks to India: Prospects for growth”, 2010, PricewaterhouseCoopers

[12] MSF Access campaign, http://www.msfaccess.org/content/msf-urges-south-africa-stand-strong-defiance-aggressive-pharma-moves-delay-change

[13] MSF “Hands Off Our Meds” campaign, 24/Agosto/2015, http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/gi%C3%B9-le-mani-dalle-nostre-medicine?codice_campagna=15.ZZW.SP.1.SOC&codiceCausale=410

[14] TRIPS è l’acronimo di “Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights”, “Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale”, un trattato promosso dall’OMC nel 1994 col fine di fissare lo standard per la tutela della proprietà intellettuale.

[15] IGE-IPE: Accordo TRIPS e sanità pubblica, https://www.ige.ch/it/info-giuridiche/organizzazioni/omcadpic/accordo-trips-e-sanita-pubblica.html

[16] Nel 2003, a vantaggio dei paesi con bassa capacità produttiva, è stato superato anche questo ostacolo: il Consiglio generale dell’OMC, infatti, ha preso la decisione di integrare al testo originale della Dichiarazione l’obbligo di licenze per l’esportazione in questi paesi. Questa decisione del Consiglio generale, venne formalizzata ufficialmente il 6 Dicembre del 2005, durante la Conferenza dei Ministri di Hong Kong. In tale occasione, è stato revisionato il TRIPS inserendo gli obblighi appena descritti.

[17] Per maggiori dettagli: UNDP – Discussion Paper. The Doha Declaration Ten Years on and Its Impact to Medicines and the Right of Health, http://apps.who.int/medicinedocs/documents/s21425en/s21425en.pdf

[18] Cipla Ltd. 6 Settembre 2013, Indbank Merchant Banking Services Ltd. http://corporate.indbankonline.com/documents/Cipla%20Ltd.pdf

[19] ibidem

[20] VITA ONLUS, “Reportage. Dentro il caso Zimbabwe. Curare l’Hiv persona per persona” http://www.vita.it/it/article/2004/07/07/reportage-dentro-il-caso-zimbabwe-curare-lhiv-persona-per-persona/35550/

[21] Cipla HIV/AIDS page: http://www.cipla.com/home_page.html?#201510101519

[22] WHO, Guidance on INN, http://www.who.int/medicines/services/inn/innguidance/en/

[23] The Hindu, 8 Settembre 2014, Cipla ties up with S&D Pharma to enter Czech Republic, Slovakia, http://www.thehindu.com/business/Industry/cipla-collaborates-with-sd-pharma-to-enter-czech-republic-and-slovakia/article6391541.ece

[24]Business Standard, 10 Aprile 2009, Cipla’s Africa network gets a booster dose http://www.business-standard.com/article/companies/cipla-s-africa-network-gets-a-booster-dose-109041000091_1.html

[25] Cipla Ltd. 6 Settembre 2013, Indbank Merchant Banking Services Ltd. http://corporate.indbankonline.com/documents/Cipla%20Ltd.pdf

[26] vccircle, Cipla completes acquisition of South Africa’s Cipla Medpro ,

http://www.vccircle.com/news/pharmaceuticals/2013/07/16/cipla-completes-acquisition-south-africa%E2%80%99s-cipla-medpro

[27] Business Day Live, 21 Luglio 2013, Cipla predicts strong growth with push into Africa. http://www.bdlive.co.za/business/healthcare/2013/07/12/cipla-predicts-strong-growth-with-push-into-africa

[28] ibidem

[29] pharmaceutical-technology.com, “Quality Chemical Industries, Uganda”, http://www.pharmaceutical-technology.com/projects/qualitychem/

[30] New Vision, ARVs production starts Monday, http://www.newvision.co.ug/D/8/12/590442

[31] Business Today, Cipla raises stake in Ugandan firm, acquires 14.5% for $15 mn, http://www.businesstoday.in/current/corporate/cipla-raises-stake-in-ugandan-firm-acquires-14.5percent-for-$15-mn/story/200774.html

[32] CiplaQCIL, Vision | Mission | History, http://www.ciplaqcil.co.ug/about-us/historymissionvision/

[33] BBC: “Making drugs into profit in Uganda”, http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-17639822

[34] ibidem

[35] Good Manufacturing Practices (cGMP): http://www.who.int/biologicals/vaccines/good_manufacturing_practice/en/

[36] Good Laboratory Practice (GLP): http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/chemicals/documents/specific-chemicals/laboratory-practice/index_en.htm

[37] BBC: “Making drugs into profit in Uganda”, http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-17639822