Avete letto bene, Voto Sì perché ho studiato la riforma articolo per articolo e sono convinto che dia slancio all’Italia, con tempi certi alle approvazioni delle leggi, con addirittura una maggiore rappresentatività del popolo attraverso il voto referendario e il nuovo Senato e, soprattutto, perché ridefinisce i poteri dati alle Regioni con la riforma del 2001, riducendo la burocrazia e la differenza sociale tra nord e sud.
Cosa non mi piace: la legge elettorale (anche se non c’entra nulla con la riforma) e lo statuto delle opposizioni, ma non vale la pena bloccare questa buona riforma per così poco. Ecco i miei perché e, soprattutto, ecco il perché, fin quando non ho letto di sana pianta tutta la riforma, ho avuto il timore di dichiarare il mio voto.

 

referendum

 

A proposito di Referendum: chi non ha mai pensato che l’Italia ha bisogno di referendum propositivi? Chi non ha mai sofferto per lo snaturamento di una legge con il passaggio da una camera all’altra? Chi non si è mai lamentato che al nord le cose vadano meglio che al sud? Bene, se non sei tra questi, vota pure NO e le cose non cambieranno!

Sono molte le bugie di questa campagna, ma ce n’è una in particolare che ritengo squallida: “il potere esecutivo acquista maggiori poteri” o, per meglio ride, “c’è un rischio di dittatura”.
Questa è una menzogna! Non solo la riforma non tocca il potere esecutivo, ma lascia tutti quei contrappesi del nostro Sistema che garantiscono equilibrio e rappresentanza.

Un’altra menzogna è che il nuovo parlamento non sarà più eletto dal popolo. Se pur anch’io non condivida l’attuale legge elettorale, che è sì una legge poco rappresentativa, quello che questi bugiardi dimenticano di dire è che la Costituzione, che vinca il Sì o che vinca il No, rimanda al legislatore il ruolo di creare e modificare una legge elettorale.

Ecco qui un esempio di “balla” che gira su internet:15027965_339997859711625_6006805084913303566_n

L’immagine viene postata sui social come un esempio della composizione del parlamento in caso di vittoria del Sì. Non riesco a capire come è possibile dire una balla del genere, con percentuali prese a casaccio, ed avere condivisioni!

Sorvoliamo per il momento sul Senato (più in là spiegherò cosa cambia). Nell’Italicum, a parte per i capolista, sono previste le preferenze. Fondamentalmente il problema delle nomine dei parlamentari eletti dal partito sorge solo nei partiti che prendono una piccola percentuale: quelli che, ovviamente, saranno una minuscola parte della minoranza (che sarà 46% e non 40%) e che riusciranno ad eleggere solo il capolista.

Esaminiamo, invece, il caso del Senato. Dire che non verrà più eletto direttamente dal popolo non è una bugia, ma soffermarsi su questo è meschino. Lo scopo della riforma non è stato quello di ridurre la rappresentanza del popolo, anzi, al cittadino, anziché dare una versione doppia della stessa cosa, saranno concessi più mezzi per far sentire la propria voce. Uno di questi, sarà proprio il nuovo Senato.
I senatori, comunque eletti dal popolo come sindaci o consiglieri regionali, non rappresenteranno più lo Stato, ma le Istituzioni Locali. I loro poteri, infatti, saranno limitati a pochi temi che riguardano Regioni, comuni e Città metropolitane. In poche parole, il Senato, così come lo conosciamo, non esisterà più, quello che avremo sarà una nuova camera con in comune solo il vecchio nome che prenderà a carico i problemi delle istituzioni locali.

Proprio su questo, però, molti controbattano. La perdita di una seconda camera diminuzione dei senatori potrebbe secondo alcuni influire sulle nomine del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, che dovrebbero essere imparziali, ma avranno sicuramente uno stampo più maggioritario. Queste persone, però, dimenticano che tutt’ora queste cariche vengono elette da una maggioranza. Napolitano, per esempio, è stato eletto con i soli voti della maggioranza di sinistra!
Quindi dove sta il problema?

Per cambiare l'Italia, avere tempi certi, maggiore rappresentatività e minore burocrazia #bastaunsì #IoVotoSì Condividi il Tweet

Un punto anche molto contestato è l’incremento del numero delle firme necessarie per proporre un referendum abrogativo disegno di legge popolare. Magari non era urgente passare da 50.000 a 150.000 firme, ma sono certo che non solo sia un’adattamento ai tempi moderni (è di certo più facile oggi raccogliere tutte quelle firme che nel 1948), ma sia anche un modo per non affaticare la Camera che, da ora in poi, è costretta costituzionalmente a votare quella proposta in tempi brevi. La novità più grossa, però, sta nell’introduzione del referendum propositivo, dove non solo si da l’opportunità di votare tramite referendum una legge di iniziativa popolare, ma si introducono tempi certi per far sì che questo avvenga. Inoltre, se il referendum è fortemente richiesto dai cittadini, finalmente il quorum si abbassa: non sarà più resterà il 50% +1 degli aventi diritto solo se, come ora, le firme saranno 500 mila, ma il 50% + 1 del numero di persone che hanno votato alle ultime politiche se le firme saranno 800 mila o più. Mossa intelligente e ben pensata: abroga o approva una legge la maggioranza degli attivi alla vita politica del paese.

L’unica cosa che sinceramente mi preoccupa di questa riforma è l’istituzione di uno Statuto delle Opposizioni. Non vengono date linee guida, ma viene chiaramente detto che sarà approvato dalla maggioranza. Ergo: la maggioranza deciderà come le opposizioni possono fare il loro lavoro.
Questo è solo un comma di uno dei 47 articoli che verranno modificati. Non capisco il perché sia stato inserito, ma sono pronto ad accettarlo, credendo che, comunque, altri articoli della Costituzione proteggono abbastanza la nostra natura democratica (ad un parlamentare non potrà mai essere negato di dire e votare quello che vuole) e che lo statuto sarà indirizzato piuttosto a dare diritti alle opposizioni che a negarglieli.

In poche parole, fin qui, ho cercato di smontare le ragioni dei sostenitori del NO. Da una parte, dunque, bugie con scopi politici, dall’altra, dibattiti tecnici che sottovalutano lo scopo della riforma. (Sergio Fabbrini al Sole 24Ore, http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-05-22/la-riforma-e-l-italia-che-vogliamo-182830.shtml).

In questo articolo non prenderò in considerazione l’abolizione di Provincie e CNEL perché c’è poco da discutere su questo. C’è una parte importante della riforma, però, che il dibattito politico non tratta molto. Il Titolo V verrà nuovamente modificato, correggendo quei problemi sostanziali della riforma del 2001. Non mancano anche in questo caso, però, alcuni pochi attacchi meschini: se da una parte Grillo afferma che le “multinazionali ruberanno ogni cosa”, dall’altra c’è chi sostiene addirittura che le finalità di questa riforma è quella di avvantaggiare il nord. Non mi soffermerò su queste affermazioni, anche perché considero chi parla di “multinazionali” in maniera così banale sia un terrorista, ma vi spiego perché la modifica del Titolo V non può altro che essere vantaggiosa.

Al momento Regioni e Stato sono in conflitto su alcune materie concorrenti. Dal 2001 ad oggi, gli appelli alla Corte Costituzionale per problemi legati a questi conflitti sono stati ben 1899. Non vi è dubbio, dunque, che chiarire quali materie spettano agli enti, garantisca al cittadino una burocrazia più efficiente. Questa riforma lo fa!

Potrei scrivere per ore della riforma del Titolo V tanto che è importante. In questa parte della riforma, pur lasciando i piani di manovra finanziaria alle regioni, garantendo loro l’attuazione di politiche locali, si attribuiscono allo stato materie importanti, di rilievo nazionale, che influenzeranno e miglioreranno la nostra vita quotidiana. Ecco alcuni esempi:

  • pianifica delle politiche sanitarie. Saranno garantiti gli stessi diritti alla salute al cittadino piemontese quando a quello calabrese. I prezzi e le disponibilità di farmaci e strumenti sanitari saranno gli stessi in ogni regione;
  • gestione di porti e aeroporti. Sarà garantita una burocrazia più efficiente a chi, dall’estero, vuole commerciare in tutto il nostro territorio e non solo alle regioni più virtuose;
  • piani per la comunicazione. La fibra ottica, per esempio, non dovrà passare più per ogni singolo Consiglio Regionale;
  • piani di infrastrutture dei trasporti. Ricordate l’incidente in Puglia di questa estate? Portare una ferrovia adeguata lì significa far applicare lo stesso piano a 3 regioni

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Ad oggi, ho già dichiarato di essere favorevole alla riforma. L’ho letta, ho valutato pro e contro e so aprire un dibattito sul tema. Penso che sia una buona riforma e un’occasione per cambiare il paese, ma non l’avrei pensato prima di leggerla.
Sono certo che il No stravincerà al referendum, non quanto per problemi legati ai contenuti, ma per una questione politica che va oltre il “voto contro Renzi”. Il No stravincerà perché non si può pretendere che tutti i cittadini conoscano bene i contenuti e che ne sappiano valutare le conseguenze. Sarebbe stata necessaria credibilità da parte dei promotori. Questa, però, è stata persa durante il processo di sviluppo e voto della riforma:

  • la riforma nasce dal governo e non dal parlamento;
  • il parlamento è stato costretto a votarla con la fiducia;
  • le opposizioni non sono state coinvolte più di tanto;
  • ad inizio legislatura, vi è stato il tentativo di votarla con dinamiche non democratiche (ricordate quando questo parlamento stava per modificare l’articolo 138? Di qui c’è da dire che Renzi ha il merito di aver evitato questa procedura, rendendo possibile il referendum del 4 Dicembre);
  • infine, è stata approvata una pessima legge elettorale. Essa non solo confonde, ma è indice di intenzioni non certo positive da parte del Governo che ha scritto entrambe.

Queste, sono le motivazioni per le quali avrei votato No prima di sapere i contenuti. Sono, inoltre, le motivazioni per le quali mi vergogno tutt’ora ad aprire dibattiti con parenti ed amici sul tema. Ho la sensazione di sembrare uno scemo che crede alle “balle” del “cattivissimo” Renzi che vuole instaurare una dittatura.
Non ci sto. La riforma è buona e ho cercato di spiegarne gli intenti nell’articolo. Certo, gradirei una legge elettorale diversa e sarebbe stato fantastico se non ci fosse stata la fiducia, ma la legge elettorale resta poco rappresentativa anche se vincesse il NO e, fiducia o meno, ora a votare senza ricatti tocca a noi, e non c’è nulla di più democratico di questo.

Al momento in cui sto finendo di scrivere, le bufale sul referendum sono aumentate esponenzialmente.  Vi posto di seguito la pagina web dove ho letto la riforma. Gli articoli vengono spiegati, senza valutazioni personali, uno ad uno. È importante votare con coscienza, ma ben informati.

https://www.forexinfo.it/testo-riforma-costituzionale-referendum-2016