Meglio la morte che una vita amara, il riposo eterno che una malattia cronica.” (La Bibbia, Siracide 30,17)
dance-of-death-155976_1280Avrei potuto finire l’articolo con questa citazione, che la dice lunga sull’ipocrisia della Chiesa Cattolica; avrei potuto parlare dello strazio delle famiglie dei malati cronici, della frustrazione di queste persone che vivono una vita ingiusta e mortificante; avrei potuto trattare tanti aspetti di un tema al quale tengo moltissimo, ma è così delicato che mi ha fatto posticipare più e più volte la pubblicazione di questo articolo. Ho preferito, anche per non rischiare di offendere o di cadere nella banalità, fare una riflessione e una critica sulla situazione italiana non solo su di un tema timido qual è quello dell’eutanasia, ma anche su un argomento che, almeno in Italia, si ha molta paura nel trattare: il suicidio assistito.

Per prima cosa, è giusto fare chiarezza sulla terminologia: esistono l’eutanasia attiva, l’eutanasia passiva e il suicidio assistito. Ecco schemate le differenze:

  • Eutanasia attiva. Si tratta di una anticipazione della morte, voluta e richiesta dal paziente in fin di vita, ma applicata dal medico attraverso un’iniezione letale. Pur essendo un atto umano che allevia la sofferenza di un malato, facendolo morire senza dolore e dispiacere, In Italia la pratica di eutanasia attiva è paragonata all’omicidio con reclusione dai 5 ai 15 anni;

in sintesi: dottore aiuta paziente malato consenziente a morire con dignità.

  • Eutanasia passiva. È l’interruzione dell’accanimento terapeutico su un paziente al quale è stata accertata l’irreversibilità della malattia. È legale in Italia con il consenso del paziente, ma solo se è cosciente al momento dell’interruzione, altrimenti resta l’obbligo al medico di continuare a continuare le cure.

in sintesi: interruzione dell’accanimento terapeutico.

  • Suicidio assistito. Come per l’eutanasia attiva, il suicidio assistito è previsto per ottenere una anticipazione della morte, ma con una sostanziale differenza: il medico, in maniera disinteressata e con fini altruistici, aiuta il paziente che dovrà assumere autonomamente i farmaci letali. Quest’ultimo, verrà assistito senza un intervento diretto da parte del medico, mentre, nel frattempo, vengono informati le autorità competenti. La giurisprudenza italiana, che non prevede questa pratica, è molto contorta: c’è, infatti, chi sostiene che il medico è costretto ad intervenire per salvare la vita ed è quindi punibile per omissione di soccorso e c’è chi, invece, sostiene che quella del medico sia incitazione al suicidio.

in sintesi: dottore aiuta un malato cronico al suicidio senza intervento diretto.

“Meglio la morte che 1 vita amara,il riposo eterno che 1 malattia cronica” #EutanaSiaLegale Condividi il Tweet

Mi chiedo, dunque, come mai un paese grande e civile come l’Italia ha enormi problemi nel trattare queste tematiche: il dibattito pubblico sembra essersi fermato alla morte di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro (si parla del 2009!!), perché?

Dal mio punto di vista le cause principali sono principalmente due:

  • crisi identitaria in alcuni partiti di sinistra;
  • crisi economica.

Entrambe sono agli occhi di tutti.
La sinistra italiana, rappresentata in buona parte dal Partito Democratico, ha cambiato strategia per il consenso: i voti si prendono nell’elettorato “moderato”, cioè si rubando da quei partiti che (vedi NCD, UDC), sui temi etici, non si possono assolutamente definire moderati. Di conseguenza, temi quali “eutanasia” o “testamento biologico” sono diventati un tabù anche in quella parte politica che, almeno nello scorso decennio, ha raccontato e promesso di migliorare il paese sotto tutti i punti di vista.

Dall’altra parte, invece, abbiamo questa crisi economica che ha costretto il pubblico a concentrare l’attenzione mediatica principalmente ai problemi più vicini e sentiti: “manca lavoro, mancano soldi..la morte è lontana e può aspettare!”

Sapevi che?
syringe-24495_1280Il principio utilizzato per i farmaci letali per l’eutanasia si chiama “Acido barbiturico”. La sostanza è presente in molte droghe pesanti, quali ad esempio l’eroina, la cocaina e l’anfetamina, ma è presente anche nell’alcol e nel tabacco e provocano un alto tasso di dipendenza, con danni fisici come il coma o la morte. Altre droghe, invece, come la Cannabis, l’Ecstacy e il Popper, fanno parte di un’altra categoria, le benzodiazepine, e provocano meno dipendenza e meno danni fisici.

Questo, non vuol dire che la gente non si confronta più con le problematiche legate all’eutanasia o al suicidio assistito, ma solo che è diminuita l’attenzione mediatica: chi di noi non ha mai avuto un parente o un amico che ha sempre sostenuto di voler morire dignitosamente, ma che poi ha visto in fin di vita, in coma o incosciente, sofferente e incapace di poter dire basta a tutto questo? Quanta gente sa di dover morire a breve, passando attraverso infinite fasi di una inutile terapia che non farà altro che allungare il periodo di sofferenza propria e della propria famiglia?

Certo, come ho detto all’inizio, è un tema molto delicato ed è proprio per questo che auspico ad un libero arbitrio sulla propria morte: nessuno impone niente a qualcuno, perché non dare la scelta a chi è cosciente di lasciarsi morire in pace o di lasciar detto ai propri famigliari di che morte morire?

Una soluzione semplice, banale e dignitosa, che risolverebbe in parte il problema, è il testamento biologico, una dichiarazione anticipata sulla volontà di accanirsi o meno su un ipotetico futuro trattamento terapeutico. Si risolverebbe quantomeno il problema dell’eutanasia passiva in caso un malato non dovesse essere più cosciente (caso Eluana Englaro per esempio).

2015 senza #testamentobiologico e #EutanaSiaLegale, sinistra dimentica dignità umana? @pdnetwork Condividi il Tweet

A dire la verità, per quanto riguarda la situazione politica attuale, alcuni accenni da parte di associazioni radicali e da alcuni esponenti “radicali” del Pd arriva:
la campagna, nata più di un anno fa da parte dell’Associazione Luca Coscioni, si chiama @EutanaSiaLegale ed è in supporto ad una proposta di legge sul fine vita. Nel sito dell’iniziativa (www.eutanasialegale.it) vi è la possibilità di firmare per una legge di iniziativa popolare su questo tema – vi invito a firmare!
Un lato positivo è che questa proposta, grazie al Sen. Francesco Palermo (gruppo autonomia), primo firmatario, e ai senatori Luigi ManconiSergio Lo Giudice (PD) che l’hanno sottoscritta, è stata depositata più di un anno fa come ddl al Senato.

Ma fino a che punto si spinge questa legge? E soprattutto, che fine ha fatto?

A quanto pare, la legge è esaustiva! Risolverebbe le problematiche legate sia all’eutanasia attiva, che all’eutanasia passiva. Qui il link per leggerne il testo: http://www.eutanasialegale.it/content/progetto-di-legge-diniziativa-popolare-rifiuto-di-trattamenti-sanitari-e-liceita

Per rispondere alla seconda domanda, purtroppo, non ho trovato alcuna notizia su un’eventuale calendarizzazione per il voto di questa legge e sinceramente non ho competenze abbastanza esaustive sulle dinamiche parlamentari (deve passare prima per qualche Commissione? Quando verranno presentati gli emendamenti?) per capire quanto manca per l’approvazione e se la leggere che verrà votata sarà esattamente uguale a quella presentata da Palermo.

Dunque, perché non lo chiediamo al Presidente del Senato?
.@SenatoStampa, a che punto è il ddl Palermo per #EutanaSiaLegale? #IoStoConMax Condividi il Tweet

Perché non chiederlo anche ai senatori del PD?
.@SenatoriPD, a che punto è il ddl Palermo per #EutanaSiaLegale? #IoStoConMax Condividi il Tweet

Dopotutto, a parte un dibattito parlamentare dell’Aprile scorso sulla campagna #IoStoConMax, a parte i soliti pochi parlamentari che sono personalmente legati a questa tematica, ho l’impressione che non interessa molto dare dei diritti sulla fine della vita a questo parlamento.
Inoltre, se mai dovessimo avere progressi, NCD, che attualmente è un partito (del 2%) che tiene in pugno la maggioranza di governo, farebbe di tutto per non far passare questa legge.
Sono pronto a scommettere che sarà tema della prossima campagna elettorale, rinviando tutto al dopo 2018, a 9 anni dalla morte di Englaro e a 12 anni dalla morte di Welby. Direi che sarebbe vergognoso!

Per quanto riguarda il suicidio assistito, mi sono sempre chiesto come mai se ne parli ancora meno e devo ammettere che leggendo un po’ in rete notizie sulle complicazioni legate a pratiche di suicidio assistito, mi sono convinto che, per quanto possa essere eticamente la cosa migliore, una persona non potrà mai fare un gesto del genere senza l’aiuto pratico di un medico: da soli si rischia di rimanere vivi e sofferenti!
In alcuni paesi, dove è legale sia l’eutanasia che il suicidio assistito, al momento del suicidio, se va male, il medico è tenuto ad intervenire ed aiutare il paziente a passare “a miglior vita” senza soffrire, ma in Svizzera, il paese di riferimento per eccellenza per questa pratica, non funziona così, poiché l’eutanasia è illegale.

Dunque, cosa potremmo fare in Italia?
Di sicuro, è urgente l’approvata di una legge che permetta l’eutanasia attiva e la predisposizione del testamento biologico. Per quanto riguarda il suicidio assistito si dovrebbe fare una discussione molto più tecnica e cercare di arrivare ad un compromesso con una legge che tuteli in primo logo il paziente, che dovrà essere al 100% libero di scegliere e potrà morire senza alcuna sofferenza, in secondo luogo si dovrebbe tutelare il medico, che dovrà avere la libertà di agire senza riscontrare sanzioni e con la possibilità di ridurre al minimo possibile il suo intervento, escludendo, però, del tutto la pratica di obiezione di coscienza (un medico è un medico è ha responsabilità in primo luogo nei confronti di un paziente!).

Voi che ne pensate? Cosa dovrebbe fare il nostro paese per tutelare i pazienti di malattie irreversibili?  Sarebbe giusto riaprire il dibattito?
Commentate pure qui sotto se volete 😉